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Lunedì 15 Febbraio 2010 00:00

 

socratino

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Lo scorso 8 febbraio è stato arrestato padre Carlo d'Antoni, parroco di Bosco Minniti, quartiere della periferia di Siracusa. Padre Carlo è molto conosciuto nella realtà locale per la sua attività costante a favore dei disagiati e in particolare degli immigrati.
L'arresto ai domiciliari è scattato all'interno di un'indagine della polizia di Siracusa contro una banda accusata di gestire il racket per il rilascio di falsi permessi di
soggiorno a clandestini. L'accusa rivolta a padre Carlo, all’avvocato Aldo Valtimora - anche lui molto attivo nell’azione di sostegno e di assistenza ai migranti - e ad  Antonio De Carlo, collaboratore di padre D'Antoni, è di associazione per delinquere. Altre 6 le persone arrestate.
Inutile - ma doveroso - ricordare che la giustizia deve fare il suo corso, e che è sempre necessario che venga fatta luce su ogni sospetta azione illecita, anche su quelle che fossero state compiute a fin di bene. E  tuttavia la sensazione che si avverte, soprattutto  consultando le fonti più vicine a padre Carlo - e mi riferisco a una vicinanza territoriale o di azione, non di appartenenze o di "parrocchia"- è che siamo di fronte a un uomo che, magari con mezzi sbrigativi e con toni poco accomodanti,magari compiendo anche qualche ingenuità, è sempre intervenuto a difesa dei più deboli. Molte associazioni e realtà attive nella difesa dei diritti degli ultimi lo conoscono da vicino, come testimonia anche il comunicato di solidarietà di 12 associazioni di volontariato - tra cui Amnesty International, Emergency e Libera Siracusa - quello della zona Aretusea, di cui è stato AE prima dedicarsi al gruppo di Bosco Minniti, ma anche l'intervento decisamente in suo favore della presidente provinciale dell'Arci  Siracusa, Simona Cascio.
A parlare in difesa del sacerdote non è solo ciò che da più voci viene detto  in questi giorni, e che in parte potrebbe esser frutto dell'ondata emotiva che colpisce sempre chi è prossimo ad eventi o persone finiti loro malgrado sotto i riflettori, ma ciò che è stato scritto  da e su di lui e i suoi collaboratori in tempi non sospetti, e cioè prima del 9 febbraio. E' del 6 di questo mese, per fare un esempio recente, un articolo comparso su un portale siciliano dedicato a "intercultura e cultura della pace", dove si parla della parrocchia di Bosco Minniti come di "quella chiesa che da oltre 10 anni assiste, sostiene e accoglie volontariamente tutti i migranti in cammino verso il loro futuro e tutti quei poveri, quegli uomini che la nostra società ha dimenticato" e che verso la fine di gennaio ha accolto, tra gli altri, una trentina di stranieri in fuga da Rosarno.
Leggendo l'articolo apprendiamo che padre Carlo aveva aperto immediatamente anche a loro le porte delle parrocchia - dove da tempo l'altare è stato spostato al centro, con tutte le
panche intorno, mentre nello spazio lasciato vuoto, in fondo alla navata centrale, alla sera si posizionano tavoli e sedie così che si mangia tutti insieme, volontari e ospiti e poi insieme si riordina.  Padre Carlo non faceva mistero della sua opinione sui fatti di Rosarno, e non solo: "La questione meridionale - si legge nell'intervista - si amplifica sempre di più e abbiamo una società meridionale che è totalmente dominata dalle cosche mafiose e che non riesce a riprendersi. Anche perché nessuno interviene mai concretamente su questo aspetto. Non si fa nulla per andare al fondo della questione”. Non proprio il modo di parlare di uno che fa affari con la criminalità.
Sua la denuncia, circa un anno fa, del "crescente clima di “fastidio” e  serpeggiante razzismo che si respira anche nella nostra città".
Andando ancor più indietro nel tempo, è la rete antirazzista di Catania a ricordare “la disponibilità della parrocchia di Boscominniti e di padre Carlo D’Antoni nel seguire il processo per il naufragio del Natale ’96 al largo di Portopalo" (furono 283 le vittime, ma per anni il disastro era stato negato).
Nel 2006, inoltre, proprio padre Carlo denunciava  la "mafia" che impone condizioni di lavoro disumane ai lavoratori stagionali che, da marzo a giugno, raccolgono le patate in Sicilia.
Alla vigilia dell'arresto, padre Carlo aveva presentato un esposto alla procura di Siracusa
denunciando un "atteggiamento vessatorio e persecutorio" da parte dell'ufficio stranieri
della questura nei confronti degli immigrati domiciliati presso la sua parrocchia. Tale era da lui ritenuta anche la recente convocazione in questura di tutti gli stranieri domiciliati presso la parrocchia, pena l'avvio della procedura di rigetto del permesso di soggiorno. Padre Carlo aveva a tal proposito obiettato che più logico sarebbe stato convocare lui solo, come legale rappresentante della parrocchia, e non quelle persone che "si spostano a seconda di dove trovano un qualche lavoro e quindi non godono ancora del bene della stabilità abitativa e del lavoro continuativo".
Insomma, un atteggiamento tutt'altro che conciliante, ma non proprio consono a chi  pretende di passare inosservato per coltivare i propri illeciti affari al riparo da sguardi
indiscreti, atteggiamento che ben conosciamo perché di esso - e delle devastazioni che
continua a produrre - straripano le pagine di cronaca e di politica (o di gossip politico), di questi tempi.
Tutti ci auguriamo che la magistratura faccia luce su ogni possibile irregolarità e soprattutto su un racket- quello del traffico di clandestini - che sappiamo esistere e per sconfiggere il quale occorrono nomi e cognomi dei responsabili, tutti. E, al contempo, non possiamo non essere grati a chi, in una realtà in cui i più deboli sono continuamente calpestati, sfruttati e poi dimenticati, ha il coraggio di assumersi  la responsabilità di aiutarli. Anche a costo di fare degli errori, anche a costo di pagarli, in prima persona.

Mavì Gatti
LINK:
Comunicati di solidarietà: le associazioni di volontariato; ANPI Catania;



 

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