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Giovedì 21 Gennaio 2010 00:00

 

socratino

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ROSARNO, E NON SOLO

 

Buon anno. Iniziato con un’epifania difficile. Il 6 gennaio scorso, all'interno della cattedrale di San Gerlando ad Agrigento, sul presepe era affisso un cartello: "I re magi non arriveranno perché respinti alla frontiera, insieme agli altri immigrati". Lo aveva posto il direttore della Caritas diocesana di Agrigento, Valerio Landri, in accordo con l’Arcivescovo, monsignor Francesco Montenegro. Lo stesso giorno, esplodeva la rivolta degli immigrati a Rosarno; un “segnale preoccupante di un territorio che reagisce al mondo dello sfruttamento”, come sottolineava il direttore della Fondazione Migrantes della CEI, don Giancarlo Perego. ancora una volta e’ emersa una forte carenza della presenza della realta’ sociale a tutela dei diritti dei lavoratori”. Per cercare di capire facciamo un passo indietro. Ecco uno stralcio di quanto scriveva don Tonio dell’Olio (Libera International) circa un anno fa, nella postfazione al libro Gli africani salveranno Rosarno (e, probabilmente, anche l'Italia), pubblicato nel 2009 dalle edizioni Terrelibere.org.

E la mafia ringrazia. Perché i governi si susseguono e le maggioranze si rovesciano ma le porte continuano a chiudersi in faccia a questa umanità dolente che bussa alla speranza. Perché fuggono dalla disperazione quei sogni, quelle vite, quelle mani desiderose di faticare per spedire quattro soldi a casa e mangiare pane di sudore. Ed è per questo che sono disposti a pagare qualunque prezzo pur di attraversare deserti e mari per giungere a toccare una terra santa in cui poter ritornare a sperare.

E la mafia ringrazia. E incassa. E ringrazia anche perché potrà sfruttare quelle braccia per quattro soldi e potrà chiedere loro il pizzo del caporale e quello di una catapecchia e quello del trasporto da casa al podere in cui raccogliere le arance. E la mafia ringrazia perché questo Paese non ha leggi umane per la povera gente e perché tutti gli altri si voltano dall'altra parte.

[…] Parleranno gli studiosi e ci diranno che il fenomeno delle migrazioni è esistito da sempre. Linfa umana nuova e diversa che circolando tra sponde e strade si mischia alla vita, trasportando con sé culture e tradizioni, facendo muovere persino i sapori della cucina fino a condizionare ed arricchire i ricettari. Tutto questo sciamare di popoli sta inscritto nel DNA della razza umana. Questo migrare di volti e di storie, questo rigare di lacrime i volti in partenza sui porti è reso più drammatico oggi da una fame che non conosce precedenti nella storia e dalla velocità delle comunicazioni e delle informazioni. Volersi opporre a tutto questo con la carta delle leggi o con leggi di carta è come voler distendere una rete in aria per fermare il vento. Carne umana che preme sulla pelle del mondo.

E la mafia ringrazia perché questa è carne che si compra e che si vende. E che si ammazza anche per futili motivi. Solo per far capire chi è che comanda veramente qua. Solo per educarne cento. Che tanto noi non li conosciamo per nome e non abbiamo mai pensato che, avvolto in un panno grezzo, anche loro conservano la reliquia di una foto con bimbi che sorridono senza denti e mogli che guardano fiere davanti a sé. Che anche loro durante il lavoro cantano i ritornelli della loro terra e a volte si commuovono e non vogliono farlo vedere.

[…]

E la mafia ringrazia perché spesso anche le nostre chiese hanno assopito le proprie coscienze e non ripetono più né il pianto né la denuncia. Per l'orfano, per la vedova e per lo straniero. E le mafie ringraziano perché mai si sarebbero aspettate che ad essere loro complici fedeli fossero genti del nord raccolte in un partito a progettare la condanna alla clandestinità, ovvero a chiedere i passaporti alle mafie e viaggio e pedaggio. Questa anagrafe della vita ribolle sotto i colpi dell'inospitalità e ci invita alla scuola di una nuova umanità in cui sono loro i maestri che, dalla cattedra della fatica e del sudore ci insegnano come si fa l'antimafia. Col sangue, con la fatica, col sudore e con la coscienza che ancora sa dire no alla prepotenza.

 

 

 

Il testo integrale della postfazione di don Antonio Dell'Olio, e altro materiale di apporfondimento sul tema, si puà trovare sul sito di Libera

 

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