| Sobrietà - 04-09 |
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| Mercoledì 02 Dicembre 2009 00:00 |
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EDITORIALE RS SERVIRE 04 - 2009 Il pensiero di S. Ignazio di Loyola che Davide Magatti ha riportato in apertura del suo bel articolo
L'uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e, mediante questo, salvare la propria anima; e le altre cose sulla faccia della terra sono state create per l'uomo, e perché lo aiutino a conseguire il fine per cui è stato creato. Ne consegue che l'uomo tanto deve usare di esse, quanto lo aiutano per il suo fine, e tanto deve liberarsene, quanto glielo impediscono.
riassume con chiarezza, anche se forse con un po' di semplificazione, la ragione per la quale abbiamo deciso di dedicare un quaderno di Servire al tema della sobrietà. Non è quindi prevalente, come bene sottolinea Davide, l'accento economico, la sobrietà intesa come uso moderato dei beni e delle risorse, bensì quello ascetico, una potatura del molto che restituisce significato ed attenzione al poco che vale. In una riflessione che, come sempre per noi, vuole avere un taglio sostanzialmente educativo, ci è sembrato di cogliere nella società di oggi la forte tentazione e il grande rischio all'"abuso" con conseguente difficoltà a impostare nella vita una corretta gerarchia di valori che risponda al senso profondo della vita stessa e in ultima analisi anche alla più profonda felicità dell'uomo. L'"abuso" della parola, dell'immagine, del cibo, del sesso, dell'apparire: ne deriva un frastuono che impedisce di ascoltare e di pensare, una ubriacatura che distrae dai valori semplici e reali, un ritmo di vita che non consente di radicare in sé sentimenti, impressioni e valutazioni significative. La sobrietà è il contrario di tutto questo, è senso della misura, scelta di semplicità e di moderazione, ricerca di essenzialità; è, come dice Francesco Gesualdi, nella breve intervista che trovate nel quaderno, "più un modo di essere che di avere". Noi crediamo che lo scautismo faccia in profondità questa scelta e la proponga con efficacia nelle varie fasi dell'iter educativo. L'articolo di Mario Sica lo sottolinea con una intelligente e completa analisi del pensiero del fondatore B.-P. mentre altri articoli lo dimostrano e lo propongono con la lettura della vita scout. L'articolo di Piero Gavinelli, proprio in nome della sobrietà, mette in guardia dal rischio nell'Associazione di "eccesso nel progettare". Abbiamo però voluto affrontare il tema della sobrietà anche in alcuni aspetti generali per evitare che la "sobrietà" fosse solo intesa come virtù e stile personale, ciò che certamente è, e non venisse compresa come proposta "politica", cioè scelta da proporre per un cambiamento di stile di vita dei popoli, per un cambiamento nei rapporti che regolano gli scambi fra le nazioni, soprattutto fra i paesi ricchi e i paesi poveri. Gli articoli di Stefano Zamagni sulle "sfide dello sviluppo compatibile" e di Carlo Petrini sul "consumo delle risorse alimentari" si muovono esattamente in questa ottica. Ciò che ci sembra importante in questi interventi è la profonda convinzione che un cambiamento di comportamenti è possibile e non è accettabile rassegnarsi a un sistema di vita, personale e collettivo, che non solo è ingiusto, ma è anche spesso dannoso e non rende più felici. Anche l'ultima Enciclica del Papa "Caritas in veritate", in evidente continuità con l'insegnamento di Paolo VI nella "Populorum Progressio", di cui si celebra il 40° anniversario, sottolinea, come bene mette in evidenza padre Salvini, il dovere e la necessità di ripensare lo sviluppo non solo in un'ottica economica ma con una attenzione antropologica e con una volontà di giustizia sociale. Ciò che però ci preme sottolineare e che la redazione sente profondamente, è che la sobrietà non è solo un "dovere" per rispetto ai valori che ci sembrano più importanti ma è anche una scelta di pienezza e di realizzazione umana. L'articolo di don Giuseppe che sottolinea la sobrietà come "scelta di libertà", mettendone in evidenza la coerenza con gli insegnamenti evangelici e quelli di Laura e Franco che la valorizzano come modo per un miglior rapporto fra le persone, sono tutti nella linea di dimostrare che la sobrietà è la scelta che meglio valorizza e soddisfa alcune esigenze profonde dell'uomo. Si potrebbe a questo punto affermare che la sobrietà non è una virtù politica, né una virtù particolare ma è la condizione di vita normale del cristiano: è lo stato descritto nella lettera "A Diogneto". Forse diventa una virtù a causa della patologia del contesto in cui viviamo. L'articolo di Roberto Cociancich, sotto la sua brillantezza scherzosa nasconde un giudizio profondo e sofferente e può essere di sostegno a questa tesi. Più radicale è la proposta di Raoul Tiraboschi che riflette sul valore dei tre voti, Povertà, Castità, Obbedienza nell'ottica della quotidianità con Dio, di un rapporto con Lui che chiede silenzio, ascolto, generosità. Nel suo articolo Federica mette in luce il significato del libro di Enzo Bianchi " Il pane di ieri", che ha avuto un grande successo editoriale, e che testimonia come la sobrietà di vita aiuti a far crescere sensibilità e vocazioni forti. Occorre infine sottolineare, anche alla luce delle ultime indicazioni proposte, che la "sobrietà" è certamente vissuta in modo diverso a seconda dei diversi stati di vita. Per un politico, uno studente, un prete, un industriale, una mamma casalinga, un'attrice....evidentemente la sobrietà è vissuta in modo diverso, ma ciascuno deve porsi il problema e scegliere il cammino e la forma che gli sembrano più coerenti. Noi speriamo che i capi scout troveranno in questo quaderno molti motivi di riflessione per la loro azione educativa e buone ragioni per approfondire alcune scelte che lo scautismo propone.
Giancarlo Lombardi
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