Signore, aumenta la mia fede Print

Davide Magatti

Accresci la nostra fede (Lc 17,5)


Pregate incessantemente
Durante i primi secoli del cristianesimo i monaci del deserto sceglievano di allontanarsi dalla vita delle città e dei villaggi per ritirarsi nel silenzio e nella solitudine, dedicandosi ad un severo esercizio di ascesi, di perfezionamento dell’ascolto della voce di Cristo e di ininterrotta preghiera. Per noi oggi quale significato comporta l’esortazione di san Paolo alla preghiera incessante? Anche in questo nostro tempo, di giorni veloci e comunicazioni intrecciate, resta urgente e prezioso l’invito a volgersi al Signore ad ogni nuova aurora e ad ogni tramonto; di più: durante ogni istante della propria vita. L’incontro con Gesù comporta la grazia del suo esempio nella preghiera, Lui è per noi maestro nell’uso delle parole per chiedere, ringraziare e lodare il Padre. Così prezioso è rivolgersi a Lui, ricercarne l’incontro, chiedendo la forza per affrontare il cammino della vita, sperando che accompagni, illuminandolo, ogni nostro passo.

La nostra poca fede: chiedere o affidarsi
Quando la fatica ci appare insostenibile e le contraddizioni dell’esistenza insopportabilmente laceranti, è allora che la nostra disposizione a credere è messa alla prova. “Accresci la nostra fede”, osiamo chiedere, ed ecco che Gesù riorienta immediatamente il senso della nostra richiesta proponendo la misura prodigiosa del granello. In questo modo è resa del tutto evidente la nostra “poca fede”, l’incapacità di perseverare, di prendere il largo, di abbandonare la pigrizia del porto, di affrontare con speranza anche i venti contrari.
Poca fede è resistere anziché affidarsi, è disperdere il dono mentre ne chiediamo la grazia. Desideriamo il mare aperto, ma intanto ne stiamo distanti. Cerchiamo l’elezione della Sua accoglienza perché essenziale per fronteggiare la complessità dell’esistenza, ma è un cercare incerto.
Noi siamo come i discepoli incapaci di camminare sulla superficie delle acque, increduli ed impossibilitati a compiere guarigioni. Così alla nostra poca fede Gesù contrappone l’efficacia della preghiera: bussate e vi sarà aperto. Per troppo tempo sostiamo, bivaccando di fronte all’uscio.

Rinnova in me la fede
Se mi ritrovo continuamente nella condizione di chiedere che cresca in me la fede, ciò è soprattutto dovuto alla mia scarsa vigilanza nell’alimentarne la fiamma. L’affanno degli impegni, la rincorsa delle richieste del mondo distraggono l’orientamento, indebolendo la speranza, spesso rendendomi incapace persino di chiedere. Quando perdura la fatica, cresce con forza il desiderio di ritrovare la traccia attraverso un passaggio di rinnovamento e conversione. Chiedo la gioia di una nuova semina.
Il rinnovamento non significa un ritorno continuo alla tabula rasa, ma è il recupero ed il ripetersi di un incontro. Cerco la forza di compiere passi nuovi, di lasciarmi condurre, di trovare un tempo per il silenzio, per l’ascolto della Parola, per la preghiera. Il rinnovamento è autentico ogni volta che riporta me all’abbraccio con l’altro, il mio sguardo verso il volto dei miei fratelli.

Riparo dalla tempesta
Nell’affido ritrovato non sarà più turbato il nostro cuore. L’abbandono delle difese comporta una restituzione di forza, che discende dalla Sua immensa protezione di Padre. Poiché allora, come meravigliosamente scritto nei primi capitoli di Isaia, il Signore verrà e la sua tenda sarà per noi riparo dalla tempesta.